Oggi un crucipuzzle può essere generato in pochi secondi da un software. Ma quando il gioco nacque, alla fine degli anni '60, non esisteva nulla del genere: ogni griglia veniva disegnata a mano, lettera per lettera, con gli stessi strumenti di un disegnatore tecnico. Ecco come funzionava davvero.
I primi creatori di crucipuzzle, così come i primi autori di cruciverba, lavoravano su carta millimetrata (graph paper): i quadretti pre-stampati garantivano celle della stessa dimensione e righe perfettamente allineate, condizione indispensabile per una griglia leggibile una volta stampata. Non è un caso che ancora oggi, chi vuole progettare un puzzle a griglia senza software — che sia un cruciverba, un crucipuzzle o un sudoku — parta esattamente da un foglio a quadretti.
Norman Gibat, l'editore americano a cui si attribuisce il primo crucipuzzle ufficiale nel 1968, lavorava per un piccolo giornalino di annunci distribuito nei supermercati dell'Oklahoma: la sua prima griglia, 20x20 caselle con nascosti i nomi di 34 città, fu quasi certamente composta a mano su questo tipo di supporto, con i mezzi tipografici disponibili all'epoca — ben prima che un computer potesse fare il lavoro al posto suo.
Il procedimento manuale seguiva (e segue tuttora, per chi crea puzzle senza software) una logica precisa:
Scelta del tema e della lista di parole: si stabiliva l'argomento (città, animali, in CRUCIGIALLI: indizi di un delitto) e si preparava un elenco di parole da nascondere.
Posizionamento delle parole più lunghe: si partiva sempre dalle parole più lunghe, sistemandole in orizzontale, verticale, diagonale o al contrario, cercando di farle intersecare tra loro per ottimizzare lo spazio della griglia.
Inserimento delle parole più corte: attorno alle parole lunghe già posizionate si incastravano quelle più brevi, verificando ogni volta di non lasciare sovrapposizioni scorrette.
Riempimento delle celle vuote: le caselle rimaste libere venivano riempite con lettere casuali, scelte a mano una per una — un passaggio delicato, perché lettere scelte a caso rischiano di formare per errore altre parole non previste, che il creatore doveva individuare e correggere manualmente.
Verifica finale: si ricontrollava l'intera griglia riga per riga e colonna per colonna, per essere certi che tutte le parole del tema fossero effettivamente presenti e trovabili.
Ogni fase andava rifatta a mano se anche una sola parola non trovava spazio — un lavoro lento, che spiega perché i primi editori di crucipuzzle, incluso Gibat, si stancassero rapidamente di produrne di nuovi con regolarità.
Non tutta l'enigmistica è passata al digitale. Wonderword, uno dei crucipuzzle a tema sindacati più diffusi nei giornali nordamericani dal 1970, è ancora oggi disegnato interamente a mano, con le lettere avanzate della griglia che, lette nell'ordine giusto, formano la soluzione finale — la stessa meccanica di soluzione nascosta che, con logiche diverse, ritroviamo anche nei casi di CRUCIGIALLI.
Con l'arrivo dei primi software di generazione automatica, negli anni '80 e '90, il processo di piazzamento delle parole e riempimento casuale è stato affidato al calcolo: un algoritmo può testare migliaia di combinazioni in pochi secondi, cosa impensabile a mano. Il principio di fondo, però, non è cambiato: parole lunghe prima, parole corte a incastro, celle vuote riempite in modo che non nascano parole indesiderate. È lo stesso identico ragionamento che un tempo richiedeva ore di lavoro con carta e matita.
Fonti consultate:
Wikipedia (EN), voce "Wonderword"
Wikipedia (EN), voce "Norman Gibat"
Word Search 365, storia del word search
graphpapergenerator.com, guida al disegno di puzzle a griglia
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